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Kick Boxing: Amarcord di una campionessa…cresciuta con la passione del semi contact

Soraya Valenti (ex campionessa iridata)

Amarcord di una campionessa…cresciuta con la passione del semi contact.
Soraya Valenti ricorda il titolo Europeo e i tricolori nella Kick Boxing. 
di Paolo Boccaccio
Si cresce ed oggi l’ex campionessa iridata Soraya Valenti, catanese, ventottenne, lavora al Porto di Augusta, ma riavvolgendo il nastro non dimentica l’infanzia spesa con successo nella Kick Boxing.
Tempi indimenticabili e sacrifici notevoli da parte di Soraya e dei suoi splendidi genitori con in testa papà Giuseppe e mamma Rosa.
In un ventennio di attività si è presa delle soddisfazioni notevoli con in testa due tricolori nella categoria cadette semi contact e il podio sfiorato ai mondiali in Portogallo.
La Valenti del quartiere Canalicchio, allieva del maestro Carmelo Strano della società Okinawa ha conquistati è divenuta campionessa d’Italia nel 2006 a Monza e poi a Milano nella categoria – 46 kg cadetti.
Anche se a coronamento dell’attività il tassello che ha fatto completare il mosaico dell’etnea è stato il titolo Europeo conquistato a Faro in Portogallo nel 2007.
Ha preso parte anche ai campionati del mondo a Belgrado in Serbia, dove si è ben comportata sfiorando il podio, che sembrava ad un certo punto alla sua portata.
«Sì, in effetti il viaggio – ricorda la Valenti- e le condizioni ambientali mi frenarono, tutto sommato dalla selezione ne uscirono 12 e il mio quinto posto credo che non fu da buttare. Sicuramente una bella esperienza».
Perché hai scelto il semi contact?
«In effetti ho seguito mio fratello Giovanni agli allenamenti, abbiamo cominciato insieme, poi lui ha frenato ed io, testarda ho continuato».
Sei riuscita a conciliare sport e studio?
«Sì. Sono diplomata alla scuola media superiore al Marconi, gli allenamenti erano sono serali, dunque, mi sbrigavo nel pomeriggio a fare i compiti».
Spiega un pò ai ragazzi che vorrebbero scoprire il semi contact cos’è?
«Il semi contact è diretta eredità della gara di karate dove il combattimento viene interrotto ogni qualvolta l’atleta riesce a piazzare un colpo a bersaglio utile. I due avversari si affrontano nell’arco di una, due o tre riprese (a seconda del tipo e dell’importanza del torneo) indossando protezioni alle mani e ai piedi. La novità è che i colpi devono essere portati a contatto. Di conseguenza si acquisisce autocontrollo e stima ed educazione nel comportamento verso gli atleti che sfocia nella formazione del carattere.»
Un sogno?
“Chissà se avrò tempo scrivere una mia autobiografia.”

Nella foto, Francesco Strano, Soraya Valenti e Domenico Corsaro