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San Filippo del Mela-Tribuna referendaria sull’inceneritore: Davide contro Golia

TRIBUNA REFERENDARIA SULL'INCENERITORE: DAVIDE CONTRO GOLIA
di Arcangelo Stramandino
Tavola Rotonda

Nella foto, da sinistra a destra: prof. Ginatempo, sindaco Aliprandi, ing. Monteforte. In piedi il moderatore Orti Tullo.
SAN FILIPPO DEL MELA. Un rappresentante per le ragioni del No, un rappresentante per le ragioni del Si, otto domande, due minuti a risposta, un arricchimento con domanda veloce da parte del moderatore, tre repliche (di un minuto) massime, concesse ad ambo le parti.
Sono i numeri e le regole della tribuna referendaria, organizzata dall’amministrazione comunale di San Filippo del Mela (in aula consiliare) all’antivigilia della consultazione popolare sull’impianto di valorizzazione energetica (con Css) che potrebbe sorgere presso la Cte di Archi.
Davide contro Golia. In rappresentanza dei comitati per il No è intervenuto il prof. Beniamino Ginatempo (docente di fisica presso l’Università di Messina e presidente dell’associazione Zero Waste Sicilia). Per la proprietà A2a è stato designato Giuseppe Monteforte (a capo del settore ingegneria del colosso aziendale). Svariati i temi argomentati, approfonditi ed anche solo accennati durante il confronto.
Dalla scelta operata sino ai risvolti occupazionali, passando per l’iter autorizzativo del progetto, l’impatto ambientale e l’approvvigionamento del materiale. “Nella scelta operata dall’azienda per rivedere l’assetto della centrale- ha detto Monteforte- non c’entra soltanto l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, ma anche la crisi economica in atto e la necessità di guardare al futuro.
Crediamo sia una buona opportunità per sviluppare nuove figure professionali. Non bisogna guardare al progetto del polo energetico integrato con preconcetti, oltretutto abbiamo competenze in tutta la filiera ambientale”.
Proprio sul progetto verte la replica di Ginatempo: ”Nel piano da cui prende il via il quesito referendario si parla di due impianti di termovalorizzazione (mediante Css) e per il polo energetico di cui parlate non sono stati divulgati i documenti. Inoltre, come è possibile salvaguardare i livelli occupazionali se, come indicato in progetto, la quantità di energia prodotta in centrale si dimezzerà (sino a 787.220.000 Mwe)”. Tutto nella norma, per quanto riguarda i documenti, secondo l’ingegnere: “l’impianto di valorizzazione energetica ha un iter burocratico, lo Stem (Sistema di telerilevamento e di monitoraggio), un altro,
Ecco perché non sono stati presentati insieme. Diversità di vedute anche sul Css (Combustibile Solido Secondario), oggetto del contendere. “E’ un combustibile derivante dalla raccolta differenziata e da quei materiali non più utilizzabili, dunque non si tratta del rifiuto tale e quale. La temperatura in caldaia raggiungerà i 1000 gradi per evitare la formazione eccessiva di diossine.
Abbiamo operato affinché diossine e furani siano ¼ rispetto ai limiti di legge”. “Non è assolutamente vero –ribatte Ginatempo- che il Css deriva dai rifiuti della differenziata, bensì dai rifiuti tali e quali. L’impianto non può funzionare con la raccolta differenziata.
Ha parlato di diossine e furani al di sotto dei limiti di leggen ma i problemi sono di carattere naturale ed ambientale. Questi materiali, quando arrivano al suolo, hanno un ciclo di circa mille anni prima di dissolversi. Va da se che c’è il pericolo, più che concreto, che possano entrare nella catena alimentare.” Inoltre non possiamo permetterci altri agenti inquinanti, nessuno nei suoi rilevamenti calcola la sommatoria dell’inquinamento di tutte le aziende del polo industriale”.
“Tutto confutabile –replica Monteforte- dal momento che c’è una simulazione d’esercizio di circa 30 anni e l’analisi d’impatto ambientale è assolutamente confortante. La sommatoria dei vari impianti si trova nello specchio fedele delle centraline Arpa (poco attendibili, invece, secondo Ginatempo)”.
L’impatto ambientale sarà innegabile, ribatte il presidente di Zero Waste: la valle non trarrà alcun beneficio dall’inceneritore, perché di questo si tratta. Se, come dice Monteforte il Css deriva dal rifiuto residuo e l’obiettivo della differenziata è ridurlo, allora si produrrà sempre meno Css. E’ tutta una bufala e, in realtà, la raccolta differenziata (in particolare se si rispetterà la soglia del 65% indicata nella legge regionale del 31 dicembre 2015) sarà l’unica garanzia per la popolazione a livello ambientale, sanitario e occupazionale. Garanzia lavorativa sono anche le bonifiche che ci spettano di diritto (il comprensorio è SIN dal 2006).
Allo stato attuale, poi, l’impianto per funzionare secondo le stime dovrebbe procurarsi il Css anche fuori dall’isola. Il Trentino è un esempio virtuoso, senza impianti e con una vocazione agricola e turistica florida”. Secca la risposta di Monteforte: “nel raggio di 200 chilometri, come specificato nel piano, avremo tutto il Css di cui c’è bisogno. La bonifica- aggiunge- è una chimera e l’infrastruttura di cui vogliamo dotare il territorio è una grande opportunità come dimostrano la Germania, la Danimarca e la Svezia che hanno impianti in esercizio, altri in costruzione e nessuna discarica”. Considerazioni finali anche sul voto: “è sacrosanto- dice Ginatempo- per riaffermare la sovranità popolare”. “Pur essendo uno strumento di democrazia meraviglioso il referendum non è giusto quando l’informazione non è del tutto corretta”.
ARCANGELO STRAMANDINO