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Milazzo: Al Duomo, convegno in occasione della Campagna internazionale contro la pena di morte

Degne delle migliori trame dei cosiddetti “prison movie” (film carcerario), ma in realtà due incredibili esempi di vita vissuta, tangibile e crudele. Si tratta delle testimonianze di Peter Pringle e Sonia Leigh Jacobs, detta “Sunny”. Insieme, presso il salone parrocchiale del Duomo S. Stefano Protomartire di Milazzo, hanno partecipato a “Cities for Life”, l'iniziativa promossa dalla Comunità di Sant'Egidio (rappresentata da Vito Raimondo e Andrea Nucita) in occasione della Campagna internazionale contro la pena di morte. Peter e Sunny, oggi sposi, hanno trascorso 15 e quasi 17 anni nel braccio della morte, per condanne che sono riusciti a ribaltare dopo aver sacrificato una parte considerevole della propria vita dietro le sbarre. Peter, nel 1980, in Irlanda, fu accusato di essere uno dei tre uomini colpevoli dell'assassinio di due poliziotti, a seguito di una rapina in banca a Ballaghaderreen. Fu incriminato dalla falsa testimonianza di un detective e condannato alla pena capitale, ai tempi consistente nell'impiccagione.
All'epoca era un pescatore, povero d'istruzione ed ex attivista politico, trovatosi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Undici giorni prima dell'esecuzione la sua pena fu commutata in 40 anni di prigione. Senza avvocato, né conoscenze legali, trovo conforto nella preghiera e nello yoga e riuscì a scagionarsi. Una volta libero, senza patente e documenti, sconosciuto al mondo che nel frattempo aveva informatizzato il sistema, faticò non poco nel processo di reinserimento. In Irlanda la pena di morte fu abolita nel 2002, con un referendum.
La sconvolgente storia di Sunny, invece, comincia con una macchina in panne ed un passaggio chiesto ad un amico di famiglia. Durante un controllo di routine, in un'area di servizio della Florida, la polizia trovò una pistola ai piedi del guidatore. Quest'ultimo ingaggiò un conflitto a fuoco. Al termine, Sunny fu arrestata e condannata a morte, insieme al marito, per l'omicidio di due poliziotti. È stata scagionata nel 1992 dopo la confessione del vero assassino e dopo che il marito era stato già messo a morte.
L'arresto avvenne nel 1976, quando entrò in carcere da madre di due figli (9 anni e 10 mesi) ed hippie vegetariana ventottenne. Uscì da orfana, vedova e nonna 45enne.
I suoi genitori, a cui i figli furono affidati inizialmente, morirono in un incidente aereo. Una volta libera, è divenuta insegnante di yoga e, col tempo, ha riallacciato i rapporti con i familiari, abbracciando così la nipotina. Peter e Sunny si sono conosciuti ad un raduno di Amnesty International mentre entrambi stavano pubblicamente facendo una campagna contro la pena di morte; il loro matrimonio (nel 2011) è, probabilmente, unico nel suo genere: l'unione di due condannati a morte poi salvati grazie al caparbio rovesciamento delle sentenze, emesse dai giudici in prima istanza. La coppia, che da anni conduce la battaglia per la salvaguardia dei diritti umani, ha urlato alla platea del salone parrocchiale il proprio pensiero: «La pena di morte non ha ragione di esistere. La Bibbia, la preghiera e la meditazione indicano la via per il perdono e per porre fine ad ogni forma di violenza». Entrambi, una volta riassaporata la libertà, hanno subito fatto un bagno nell'oceano sconfinato. Tutto l'opposto di una cella con le grate e quattro mura.
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Nella foto, Sunny e Peter, in mezzo l’interprete.