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Francesco Salvatore Sanfilippo un catanese a Miami

Le origini non si dimenticano, il sangue è rossazzurro.
Lo avevamo intervistato anni fa nella redazione sportiva del quotidiano “La Sicilia” spesso torna nella sua Catania, dove dal padre ha ereditato la passione del Catania calcio. Un particolare che è  nel suo Dna. Dopo decenni in Venezuela si è trasferito a Miami, parliamo di Francesco Salvatore Sanfilippo 68 anni, catanese «marca liotru» che non ha tradito le sue origini e l'infanzia trascorsa sempre vicino al padre, commerciante negli anni '50 e '60 a Catania.
Una catena di negozi di elettrodomestici di Prospero Sanfilippo con sede in via Pacini. Tra l'altro il padre fu tra gli autori del famoso «Forza Catania» storico inno del tifo rossazzurro Anni Sessanta. Francesco ha approfittato delle vacanze per tornare nella sua amata città e rivedere i parenti con in testa le sorelle Pina e Marzia.
Lo abbiamo scovato alla Baia Verde insieme alla moglie Franca Maria Saddemi Tripoli di Palazzolo Acreide. Davanti gli occhi uno stuolo di quotidiani perchè ha appreso del possibile ripescaggio del Catania in serie B. “Sarebbe una bella notizia-spiega Francesco- la città lomerita poi Pietro Lo Monaco è un direttore vulcanico.
Tornando ad alcuni decenni fa la prima promozione del Catania coincise con l'apertura del negozio di papà e nello stesso tempo, proprio lui fu incaricato di gestire l'amplificazione e la pubblicità dello stadio Cibali insieme al compianto Rodolfo Bandieramonte. Erano gli anni '60, tempi tristi anche se personalmente non li ho vissuti.
I giocatori frequentavano il nostro negozio di dischi in via S. Filomena, era attrezzatissimo: immaginate che nel '58, grazie a un amico della Fonit Cetra di Milano, avevamo-prima che li cantassero-i dischi del festival di Sanremo. A quei tempi spadroneggiavano Aurelio Fierro, Luciano Tajoli, Claudio Villa, Gino Latilla, Nilla Pizzi e Carla Boni; ebbene i giocatori rossazzurri erano i primi ad ascoltarli di nascosto. Parlo di Seveso, Macor, del compianto Memo Prenna, di Corti, Spikoski e Buzzin. «Tanti gli aneddoti-continua Sanfilippo junior- Nella pensione di via S. Filomena, gestita dalla signora Anna, alloggiavano i giocatori e il tutore era l'allenatore in seconda Gigi Valsecchi, che aveva l'incarico di sorvegliare il rientro serale dei ragazzi. In caso contrario, il mitico tecnico Carmelo Di Bella lo sgridava. Ebbene io spesso riuscivo a trovare un'escamotage per farli… evadere. Al Cibali tesserato da Mineo e Maugeri assistevo alla partita in tribuna stampa, a bordocampo. Ricordo in una partita con l'Inter di Herrera, che mio padre alla rete di Facchin mi lanciò in aria, al punto che pensai di non “atterrare” più. I rapporti con Marcoccio erano splendidi, i dirigenti vollero che cominciassi a giocare con i pulcini.
Ero coccolato dai custodi Russo e Calanna. Negli anni 70' papà mi mandò a studiare alla Bocconi. Poi, per problemi familiari, tornai a Catania e mi laureai in Economia e Commercio. Nel '76 emigrai in Venezuela dove conobbi mia moglie e adesso prima di tornare a Miami, mi godo sino a martedì la mia splendida città”.
Paolo Boccaccio

Sanfilippo con la mamma con Donad Trump

Donad Trump e Sanfilippo

Sanfilippo con la moglie e il giornalista Boccaccio