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Calcio: I dilettanti si fermano, ci sono figli e figliastri

I dilettanti si fermano, ci sono figli e figliastri Riprendono si spera a fine novembre.
di Paolo Boccaccio
(LA SQUADRA DELLO SPORTING VIAGRANDE)

(UN GIOCATORE IN AZIONE)

Purtroppo i campionati regionali subiscono l’ennesimo stop, il virus blocca tutto anche se ci si chiede perché i professionisti continuano e i dilettanti no. Non giriamoci attorno ne dobbiamo prenderci in giro.
Nei primi interessi e introiti sono notevoli, nei secondi con tutto il rispetto della Figc regionale si arranca, perché soldi non ne circolano e alcuni “pazzi” iscrivono la squadra e magari poi non sono in grado di continuare e garantire nemmeno il rimborso spesa ai giocatori. In Sicilia da anni siamo messi male se si pensa che spesso la società accetta condizioni che un decennio fa nemmeno ci sognavamo, vale a dire l’allenatore porta-sponsor.
Ma di cosa stiamo parlando se le scuole calcio hanno nociuto alla scoperta di nuovi talenti. Certo, siamo d’accordo, i genitori sposano la causa dello sport, affinché si evitano le devianze ma è anche vero che sborsano fior di quattrini che se li porta il…vento. Adesso è ancor più drammatica la situazione perché con il temporaneo stop si blocca tutto il movimento.
Domenica scorsa è accaduto che a Viagrande a poche ore della gara del campionato di Promozione girone C Sporting Viagrande-Valdinisi, uno sponsor della squadra etnea ha desistito di mettere lo striscione-pubblicitario, esclamando, che lo metto a fare se i campionati dalla prossima settimana sono sospesi, dopo aver speso una somma considerevole. Insomma, in Sicilia il calcio sprofonda e non esistono vie di sbocchi. Altro tallone di Achille, i campi di gioco, molti pessimi e società costrette a giocare in altri rettangoli di gioco, pagando ovviamente. Per non parlare dell’agibilità, gran parte sono inagibili e nessuno si muove, perché vige la burocrazia per sistemarli, ma qui entrano in campo i Comuni e gli assessorati allo sport…
La domenica si assiste a scene comiche, come genitori arrampicati su massi in aperta campagna a debita distanza per seguire la partita o nascondersi all’interno della struttura e temere l’arrivo delle forze dell’ordine che li invitano a lasciare la tribuna.
L’augurio che a fine novembre si possa tornare a giocare e magari con un discreta affluenza di pubblico.